Nel Silenzio di una Notte che Parla

Detesto i convenevoli, il buonismo. I gesti di circostanza. Provo un certo disagio per le parole patinate, quelle tirate fuori ad hoc nei giorni di festa; l’abito delle grandi occasioni mi è sempre stato stretto e forse non sono la persona più adatta a parlare di Natale.

Eppure anche quest’anno è arrivato. Ed è anche per me. Che sento la fede più viva in chi è assalito dal dubbio che in chi si crogiola nel dogma, che trovo più senso ne Il Testamento di Tito che nelle chiese piene per atto dovuto. Io, affascinata dalla provocazione di un Dio che si prende gioco dei potenti, che ride della loro presunzione, che scalza ogni regola, che mette in discussione ogni certezza; così grande da farsi piccolo, così rivoluzionario da scegliere una stalla e dei pastori, non le adulazioni dei ministri di culto.

Sì, il Natale è anche per me. Lontana dai rumori della festa, sopraffatta dalla mia piccolezza, stupita dalla mancanza di termini sufficientemente esatti per definire un mistero che ai miei occhi, forse, resterà sempre tale.
E non pretendo di trovare un perché, ma lascio che la poesia prenda il sopravvento, che travolga i pensieri, che offuschi i luoghi comuni, la banalità di una qualsivoglia spiegazione. E finalmente lo sento, e finalmente è qui. Il Natale.

Vivo. Nel silenzio di una notte che parla.

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