Un Riparo dal Vento

Per un periodo della mia vita ho creduto che tu fossi per sempre. Che ciò che vivevamo di così intenso, di così nostro, fosse solo il preludio delle grandi cose che dovevano ancora venire. Tu eri semplicemente una certezza ed io avevo eliminato qualsiasi ipotesi di un futuro diverso. Ciò che mi aspettavo da te non era altro che quello che mi davi – c’eravamo prese per mano e avevamo camminato insieme, per un lungo tratto. Era così, e così sarebbe stato – punto.

Mi accorgo oggi di quanto fossi piccola allora, troppo ingenua per concepire anche solo la possibilità che il mondo in cui vivevo, il mio mondo, cambiasse. Che i miei punti fermi potessero andare a farsi fottere – e senza chiedere il permesso.
Quando le cose andavano male, l’insicurezza e il presentimento e la paura di ciò che sarebbe stato mi portavano alla conservazione ossessiva del bello – di quel bello che a te non bastava. Quando invece le cose andavano bene, fingevo che il resto non contasse.

Così, quando hai scelto di non essere più la stessa, quando hai tagliato di netto con quella che eri – con quello che eravamo, mi sono attaccata al passato con tutte le forze; convinta di poterlo mantenere in vita,  mi sono aggrappata all’illusione di.

Intanto il tempo passava e tu eri lontana ma a volte mi sorridevi ancora ed io non mi accorgevo che quella che stavo vivendo era già un’altra vita, che l’universo condiviso era ormai un ricordo – che non lo possedevo più, se non nella mia mente: ero già capace di fare a meno di te, stava accadendo in quel preciso istante, ma non lo sapevo. Cercavo riparo dal vento.

Poi, in un giorno qualunque, ho aperto gli occhi. Mi sono accorta di quanto grande e inaccettabile fosse lo scarto tra il reale e l’llusorio, tra il dato di fatto e l’idealizzazione. Non c’è spiegazione razionale per il come, né per il quando. Forse ero stanca di elemosinare attenzione, di stare al gioco delle promesse non mantenute, di accontentarmi. So solo che all’improvviso ho trovato superfluo ciò che prima ritenevo irrinunciabile. (Sì, di accontentarmi. Degli avanzi di te.)

E’ stato così facile. Il tuo silenzio ha fatto da tramite, mi ha resa finalmente pronta. Ho incontrato i tuoi occhi e non ho avuto paura. Su quel tavolo ho svuotato il mio credito col tempo, quando per non ferire i tuoi sentimenti calpestavo i miei – la birra ha fatto solo scivolare più rapidamente le parole.
Ho assistito impassibile al tentativo di una giustificazione, non ho mosso obiezione quando hai detto che non eri disposta a tornare indietro: ho estratto la parola fine dal cappello magico e te l’ho posta davanti, semplicemente.

Non ci crederai ma quando sono tornata a casa non ho trovato la pace – la provavo già. E non ho sentito alcun male, ti ho solo trovata nel posto che si concede ai ricordi. Eri lì che sedevi, in quello spazio indecifrabile che si chiama passato. Ho dovuto soltanto aprire gli occhi: ero diventata grande senza essermene accorta.

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