Passando Attraverso

Ci siamo trovati così, seduti al tavolo di un bar come un altro – poco importava della scenografia.

Stavi di fronte a me, come un anno prima, a intervallare il silenzio con i tuoi ricordi. A considerare come non fosse cambiato nulla e come fosse cambiato tutto.

Io mi mordevo le unghie, tu guardavi in basso e hai finito la tua birra senza fretta. Non te l’ho detto ma quando alzavi lo sguardo e parlavi di com’era stato, per un attimo ti si illuminavano gli occhi – e il riemergere di quella fierezza antica faceva quasi male.

Non cercavi conforto, non era possibile dartelo. Non chiedevi soluzioni, il domani era un dato di fatto. Eravamo lì, insieme, soltanto per tardare l’ora, per allungare l’illusione. Di un altro po’.

Sono rimasta immobile a guardarti evocare sogni di ragazzo, quando immaginavi un futuro facile, quando non c’era niente di cui preoccuparsi: solo la vita, la vita pulsante a scorrerti nelle vene e un orizzonte quasi certo davanti agli occhi.

Ti ho ascoltato raccontare in silenzio – il mio dolore fermo in gola. In fondo, speravo con sottile egoismo che non mi coinvolgessi, che quella domanda non fosse pronunciata.

 «Cosa è restato? Come mi sono ritrovato?»

Di fronte al finale già scritto, alla risposta ormai certa, a un giorno troppo vicino per non pensare: ti ho abbracciato perché era l’unica cosa da fare. Ti ho stretto a me perché non c’erano parole.

E’ stato allora che ho capito. Si cambia veramente solo passando attraverso il dolore.

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