Nel Groviglio dei Giorni

Essere in grado di vivere una vita che non puoi essere in grado di vivere. Eccolo, il futuro di cui ti avevano tanto parlato. Adesso è qui, opaco e inerme, disteso davanti a te. Ed è rabbia, quella che provi – non è esattamente così che te l’avevano descritto. D’accordo, per il momento devi accantonare i sogni: non ti resta che aspettare. E nell’attesa, riempire lo spazio sospeso tra te e il cambiamento.

Bukowski che ruba Fante dalla biblioteca pubblica.
L’orgoglio di un gatto rosso.
Il Piccolo Principe e la volpe e la rosa e il baobab e il colore del grano.
Il Duomo di Firenze.
Gli occhi buoni degli animali e i rami degli alberi.
Sinead O’Connor che salva Dio dalla religione.
La parola scritta.
Il ragazzo che legge Miller sulla tratta Milano-Lecco e che non hai mai incontrato.

Tieni i piedi per terra ma scaglia la mente altrove, costringi il logorio ad arretrare, quantomeno a fermarsi. Ancora per un po’. Non anelare alla salvezza, non credere alle promesse di gloria, circondati adesso di ciò per cui vale-la-pena-di.

Mentre guardi il tempo sfilare, mentre inventi la vita per non restare immobile. Mentre cerchi la strada, non il senso. Mentre le ore cambiano, perdendo coerenza. E tu, nel groviglio dei giorni, provi a lacerare lo strazio del niente.

suonodistorto_groviglio_giorni

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